Benvenuti fra gli ingenui

Amo il termine ingenuità. 
Descrive magnificamente quello stato di grazia - presente in ogni bambino - in cui si è ancora in piena connessione con la propria anima. 

Uno stato che è un composito armonico di stupore, magia, innocenza, purezza, libertà, creatività, intuizione, istinto, genialità, fiducia, presenza, coerenza, forza, vitalità, gioia, amore e bellezza.
I bambini nei primissimi di anni di vita sono un perfetto esempio di ingenuità. 
Tutto ciò che noi adulti ci ritroviamo spesso a rincorrere (attraverso libri, corsi, maestri, metodi...) in loro è già sconfinatamente presente. 
Vi è una sapienza infantile che tutto contiene. 
E dove tutto sembra avere origine…


Ma...

In realtà l’ingenuità non è origine... ma fine. 

Un bambino la possiede ma non ne è consapevole. L’adulto può invece tornare a essa con consapevolezza. Sono tentato di credere che sia proprio questa la principale missione di ogni adulto.

Ispirarsi ai bambini per rifarsi bambino.

Ma un bambino consapevole.
Rammento un simpatico aforisma (M. Badiale) che recita pressapoco così:
Crescere è un gioco. Vince chi rimane bambino.
Ebbene io lo muterei, senza esitazione, in:

La vita è un gioco. Vince chi ritorna bambino. 

Ricordo una dedica che mi fece tanto anni fa un caro amico (Massimo Gramellini) in un suo libro dal profetico titolo ("Ci salveranno gli ingenui”): 

“A Riccardo, benvenuto tra gli ingenui”

Il migliore degli auspici, una frase che si è iscritta nel mio cuore come fedele e amorevole guida.
E siccome io nel mondo degli ingenui non mi ci sento ancora arrivato, vorrei approfittare di queste pagine per fare qualche ulteriore passo avanti. Insieme a voi, se possibile.
E in questo caso:

Benvenuti fra gli ingenui!

*

cap. 1 - Il recupero dello spirito infantile

COME TORNARE BAMBINI

Come avete intuito questo è un luogo dedicato agli adulti, ma non a tutti gli adulti.  
Solo a quelli che decidono di tornare bambini. 
Una specie rara di adulti. 
E soprattutto profondamente diversa da quella degli adulti che restano bambini.
Tornare bambini presuppone, infatti, che prima si sia divenuti adulti. 
Adulti consapevoli.
Solo un adulto consapevole può intraprendere un cammino di recupero della perduta grazia infantile. 
E riacquisire le virtù che quel recupero riattiva.

Tornare bambini è la tappa più importante del nostro percorso di crescita. E' un tornare alla sorgente ma con la chiara visione che quella è la sorgente.



Osservare un bambino (fino ai due-tre anni di età) è il primo passo per evocare e ricordare quello stato originario di grazia da cui proveniamo.
Il secondo passo è tornare in quello stato. L’atto finale del nostro viaggio.

Ispirarsi al bambino e rifarsi bambino, il ricordare prima e il riappropriarsi poi di quella ingenuità originaria, per ridare vita a quella essenza luminosa e omnicomprensiva che siamo. E che siamo sempre stati.
Un ritorno che non è un indietreggiare, ma un avanzare, in quanto l’adulto che vi ritorna lo fa con - e nella - consapevolezza, che è ciò che manca al bambino. 
Tornare in quello stato incontaminato, tornarvi con consapevolezza. 
E’ tutto qua. 

E non è poco.



L'ESERCIZIO

Il “tornare bambini” non è un metodo. Ma ci sono movimenti che possono stimolare il processo di riavvicinamento al nostro spirito infantile. Come questa semplice sequenza in due fasi (prendiamola come un esercizio):

1) OSSERVAZIONE 
Il primo movimento a cui siamo chiamati noi adulti è quello di dedicarci all’osservazione del bambino. 
Un’osservazione partecipe, profonda. 
Osservare il bambino in ogni suo movimento, vedere come agisce nelle diverse situazioni, e percepire le sensazioni che si liberano dai quei movimenti e comportamenti. 
Provare a percepire quello stato di libertà, spontaneità, naturalezza, gioia, che è nel bambino e che sottende a ogni sua movenza, quella totale coerenza tra ciò che è dentro e ciò che manifesta fuori.  
Come dentro, così fuori.

2) IMITAZIONE
Il secondo movimento è quello dell'imitazione. 
Che non deve confinarsi a mera copiatura di ciò che si osserva, ma presupporre una profonda compenetrazione, e una successiva identificazione con il sentimento che è impulso del comportamento osservato. 
Rievocare il sentimento che produce il movimento che si sta imitando, identificarsi con il medesimo spirito che lo alimenta. 
L’imitazione partecipe riattiva a livello vibrazionale sensazioni simili a quelle che generano il comportamento imitato e, nel tempo, finisce per renderlo nuovamente fluido e naturale. 
E’ un processo di pulizia, di destrutturazione, di ritorno al nucleo primordiale che ci compone. L’imitazione partecipe produce modificazioni a livello cellulare. 
Si torna ciò che si è. 
O meglio, si prende piena coscienza di ciò che si è sempre stati.

cap. 2 

Imitatio Infantium


L'imitazione di Gesù Cristo (celebrata nel celebre testo "De Imitatione Christi") è una via che conduce all'apertura del cuore. Ma c’è una via ancora più immediata, che lo stesso Gesù suggerisce. L'imitazione dei bambini.
«In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli”. (Matteo 18:3-4)


Per tornare nel regno dei cieli, in quello stato di grazia originario, occorre tornare bambini. 
Il regno dei cieli appartiene a loro, e può tornare ad essere nostro.

Ricordo, una sera estiva, di fronte alla vista di un cielo stellato, mormorai a uno dei miei bambini (allora aveva 6 anni):
“Che luna, che stelle, che maestosità. Viene voglia di gettarcisi in questo cielo”.
E lui, dopo un breve sospiro:

“Non c’è bisogno di gettarsi nel cielo, ci si può stupire delle cose anche in terra. Noi siamo già in cielo”.

Noi siamo già in cielo, già. Vi siamo da sempre.

Il regno dei cieli è a portata di mano di ognuno, in ogni istante della propria esistenza.
I bambini lo sanno. Loro vi dimorano quotidianamente.
E anche Gesù non perde occasione per ricordarcelo.

Allora, gli furono presentati dei fanciulli, perché li toccasse, ma i discepoli sgridavano coloro che li portavano. E Gesù, nel vedere ciò, si indignò, e disse loro: «Lasciate che i piccoli fanciulli vengano a me e non glielo impedite, perché di tali è il regno di Dio. (Marco 10:13-14)

Gesù ci invita al contatto con i bambini, e ci invita in realtà al contatto con il nostro nucleo originario, divino, che il bambino simboleggia. Lasciamo che la nostra parte infantile torni a noi, non glielo impediamo, perché questa nostra parte infantile coincide con il regno di Dio.

Nelle sue esortazioni Gesù ci chiama ad essere consapevoli come adulti, e al contempo bambini nello spirito, ad essere adulti nella mente, nella consapevolezza, ma bambini nello spirito.
Per Gesù essere simili a “infanti” è un’attitudine imprescindibile. Significa essere senza malizia, vivere nell’innocenza, nella coerenza sentimentale, teneri di cuore, liberi da orgoglio, vana gloria, ipocrisia, rancore, e nel contempo, preparati e inclini a credere, a perdonare. 

“Ti rendo lode, Padre, signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli…”

L’infanzia come luogo di accesso alla vera sapienza. 

L’infanzia come luogo senza peccato e senza memoria dove ognuno ritrova e torna sé stesso, dove ognuno è ciò che realmente è.


cap. 3 

La logica infantile

La logica infantile è una logica profondamente connessa al sentire, ai sentimenti, al cuore.
E’ una logica quindi coerente, coraggiosa, potente, rivoluzionaria, anticonformista, che non si piega ai dettami e alle consuetudini sociali, non è influenzabile dall’esterno e dagli altri; è una logica creativa innovativa, sconfinata, che spinge fantasia e immaginazione agli eccessi; è una logica produttiva, feconda, fertile, generatrice.
E’ una logica che dovremmo riscoprire e assecondare. E osservare i bambini favorisce questa riscoperta.

L'ESERCIZIO
Proviamo a usare lo sguardo e il cuore di un bambino di fronte a tutto ciò che ci accade in questa giornata. Chiediamoci come vedrebbe ogni situazione, e chiediamoci come reagirebbe dinnanzi a quella medesima situazione. Come la vivrebbe lui?  Proviamo a chiederci come di fronte a ogni accadimento interiore o esteriore si comporterebbe. 

cap. 4 

Il ciclo evolutivo bambino-adulto-bambino

Come detto sopra, per ingenuità si intende quello stato di grazia in cui si è ancora in piena connessione con la nostra parte più divina, uno stato che è un composito armonico di innocenza, stupore, libertà, creatività, magia, presenza, potenza, gioia e bellezza. Questo è ciò che siamo nel profondo, e con questo il bambino al suo arrivo (e fino ai 2-3 anni di età) è ancora pienamente in contatto attivo.

L’ingenuità non è origine, ma fine. 

L’ingenuità è un approdo, simboleggia il ricongiungersi con la nostra essenza più profonda dopo esservene allontanati. 
Il processo di “tornare bambini” sublima un più cosmico processo evolutivo. 
Il ciclo bambino-adulto-bambino è una eloquente metafora del ciclo universale dell’evoluzione dove si passa dal sé (Uno) all’io, e dall’io al sé (Uno) cosciente/consapevole di sé.  Nasciamo come parte dell’Uno, ma senza averne coscienza, la caduta e la creazione dell’Io è il passaggio che genera quell’apparente distanza, quella posizione di osservatore esterno, che ci permette di prendere visione e coscienza dello stato dell’Uno. A quel punto l’Io ritorna, si riunisce all’Uno, ma con consapevolezza, sublimando il ciclo evolutivo. Così noi che dalla perfezione del nostro stato originario - tale è un bambino fino ai primi due anni di vita - ci distacchiamo per tornare a prenderne visione cosciente solo da adulti, per decidere di ricongiungerci a quello stato di perfezione, ma questa volta in piena consapevolezza (cosa che manca al bambino).

E ciò che potrebbe sembrare una crudele privazione - il fatto che a un certo punto la nostra infanzia, la nostra grazia infantile ci divenga estranea, precipiti in una sorta di oblio - è di fatto un passaggio funzionale al ciclo evolutivo. 


cap. 5 

Diventare adulti

Diventare adulti è il passaggio preliminare e fondamentale per poter tornare bambini. Quello che suona come un paradosso è in realtà il requisito principale per dare via a questo vitale processo. Il più impegnativo (per me sicuramente, visto che vi sono ancora strenuamente impegnato). Tornare bambini è molto diverso dal restare bambini. Dall'essere prigionieri di uno stato infantile, dal non essere riusciti a evolvere da quella condizione. Solo un adulto può cogliere appieno bellezza e perfezione presenti nell’essere bambini, e decidere quindi di farvi ritorno. 
Decidere cioè poter riaccedere a quella grazia infantile che possedeva nei primissimi anni di vita, uno stato di grazia in cui regna ancora identificazione con la propria anima, con la propria essenza, con la parte più divina di noi. 
I bambini al loro arrivo, e fino ai due tre anni di età, vivono in questo stato di grazia, ma senza esserne consapevoli. 
Un adulto, veramente divenuto tale, può invece tornarvi con consapevolezza. 
Il "tornare bambini" è quindi un atto tutt'altro che infantile. E' un atto virile, coraggioso e consapevole. E' un atto forte, epilogo di un processo lungo e impegnativo.